Cannabis terapeutica e dolori cronici

Cannabis terapeutica e dolori cronici

Cannabis terapeutica e dolori cronici.

Come riporta il sito dell’ospedale Niguarda “Si può ricorrere all’utilizzo della cannabis quando si tenta alleviare dolore (oncologico e non) e disturbi cronici associati a problematiche neurologiche come nel caso di sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale. La cannabis può essere indicata per far fronte ad alcuni effetti avversi della chemioterapia e della radioterapia o di alcune terapie per l’HIV. Può essere prescritta anche per malattie reumatiche (artriti, osteoartrosi, fibromialgia) o neuropatie. Inoltre può ridurre i movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette.”

Non sono quindi un segreto gli effetti della Cannabis sul dolore, non a caso già nel 2017, l’associazione AMRER (Associazione malati reumatici dell’Emilia Romagna) ha organizzato a Bologna un convegno sul tema, intitolato “Cannabis Terapeutica e dolore cronico: capire, conoscere, trattare”.

Nel corso di questo evento è stata presentata una disamina da parte di medici, farmacisti e specialisti che hanno accolto la cannabis senza pregiudizi come possibile strumento terapeutico, alternativo ad analgesici e FANS nel trattamento del dolore.

Molto interessante è stato l’intervento del Dott. Marco Bertolotto di Savona, uno dei maggiori prescrittori di Cannabis, che già nel 2017 trattava circa 600 pazienti in Liguria con questo tipo di terapie. Il Dottore ha spiegato come agisce la cannabis terapeutica, la quale produce cannabinoidi per proteggere il proprio codice genetico da attacchi esterni e variazioni climatiche. Anche l’uomo produce cannabinoidi che entrano a far parte del Sistema EndoCannabinoide umano (SEC), come meccanismo di difesa e di riparazione. Nel controllo del dolore l’attivazione di SEC è fondamentale e l’apporto di fitocannabinoidi dall’esterno si è dimostrato essere un suo valido rafforzamento.

In ogni tratto delle vie del dolore, dai nervi periferici al midollo spinale fino al cervello, il nostro sistema nervoso è ricco di recettori per i cannabinoidi e quando si verifica un danno tessutale le cellule reagiscono producendo grandi quantità di recettori pronti per essere stimolati. A tali recettori si legano il THC e il CBD facendo seguire una riduzione del dolore. Nel controllo del dolore cronico, la cannabis agisce a più livelli: tessuti, dove agisce sui recettori periferici; midollo spinale, dove avviene la prima modulazione dello stimolo doloroso; cervello, dove avvengono i processi di presa di coscienza del dolore e le conseguenti risposte comportamentali.

La cannabis ha la capacità di modulare i processi di sensibilizzazione, periferica e centrale, che sono alla base del dolore cronico. La sensibilizzazione è un processo di esaltazione degli stimoli, per cui col passare del tempo, uno stimolo anche minimo diventa insopportabile perché percepito come drammatico. Tutte le malattie che provocano danni permanenti sui tessuti generano dolore cronico: l’artrite reumatoide ne è un tipico esempio.

La Fibromialgia può essere descritta come un deficit del Sistema Endo-Cannabinoide, per cui venendo meno la sua funzione omeostatica, il paziente percepisce come dolorosi anche minimi stimoli. È questa una sindrome molto particolare che risponde in modo ottimale all’assunzione della cannabis. “Nella mia esperienza – dice il dott. Bertolotto – pazienti affetti da malattie reumatiche e da fibromialgia hanno grande beneficio dalla assunzione di cannabis”. Nessuna pianta è stata studiata come la cannabis: in questi anni di oscurantismo e proibizionismo nei suoi confronti, sono stati pubblicati circa 200 mila studi scientifici su autorevoli riviste, e ogni giorno appaiono sui portali scientifici nuovi studi.

Nel gennaio 2017, l’autorevole US National Academies of Sciences, Engineering and Medicine, ha pubblicato una monografia dedicata alla cannabis: The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research. Si tratta di quasi 400 pagine in cui vengono approfondite tutte le malattie in cui la cannabis viene utilizzata come terapia, e la prima evidenza è per l’uso medico della cannabis nel trattamento del dolore cronico. Ma la cosa più importante sono le conclusioni politiche a cui la Academies giunge: vanno dedicate più risorse per lo studio della cannabis; vanno superati i pregiudizi che classificano la cannabis come stupefacente pericoloso, e ne impediscono di fatto la libera ricerca scientifica; vanno identificati e validati nuovi modelli di ricerca, che permettano di studiare una pianta che è un fitocomplesso e non una semplice molecola chimica.